Mutazioni dell’Essere: arte e innovazione alla Rome Future Week® 2025
Un viaggio tra arte, trasformazione e inclusione
Tra le esperienze più suggestive della settimana, Mutazioni dell’Essere di Valerio Errani ha trasformato la mostra in un invito a vivere un viaggio interiore. Arte, musica e simboli hanno dialogato con le mutazioni del nostro tempo, dal cosmo alla psiche, fino alla natura onirica.
Errani, artista e docente, esplora il linguaggio della mutazione con colori che diventano vibrazioni e figure che superano la pelle per raccontare energia, interiorità e stati d’animo. La sua arte diventa ponte tra fragilità e trasformazione, estetica e comunità.
Ritratto narrativo di Valerio Errani
Artista interdisciplinare e docente, Errani unisce pittura, fotografia e videomaking in un linguaggio che esplora il tema della mutazione interiore. Nei suoi quadri emergono figure ibride e colori soprannaturali che diventano simboli di trasformazioni interiori e resilienza. Accanto alla produzione artistica, propone corsi di formazione creativa, convinto che l’arte sia anche strumento di consapevolezza e inclusione.
Il titolo della mostra parla di mutazioni. Che cosa significa per te questa parola, a livello personale e artistico?
Per me “mutazione” non è soltanto cambiamento. È una frattura che si apre, una perdita di equilibrio che costringe a guardarsi dentro e che, alla fine, diventa rinascita.
A livello personale significa accettare le mie vulnerabilità e trasformarle in forza creativa;
a livello artistico è la sostanza stessa del mio lavoro, che si nutre di passaggi, transizioni e forme in metamorfosi.
La tua esperienza di limitazione motoria temporanea ha influenzato la tua produzione. In che modo una fragilità vissuta nel corpo si è trasformata in consapevolezza e poi in linguaggio visivo?
La limitazione fisica mi ha tolto il movimento, ma mi ha restituito l’occhio interiore. Ho imparato a guardare (e a guardarmi) con più attenzione, a percepire il tempo come una materia diversa. Quella fragilità si è trasformata in consapevolezza perché mi ha costretto a rallentare, e nel rallentare ho trovato simboli, visioni e immagini che oggi vivono dentro i miei quadri.
Nei tuoi quadri non ci sono incarnati realistici: emergono tonalità bluastre, verdi, violacee. È un invito a guardare oltre l’apparenza. Cosa raccontano questi colori del tuo modo di vedere l’essere umano?
Non cerco la pelle, cerco la vibrazione, la frequenza. L’essere umano per me non è definito da un colore realistico, ma dall’energia che emana. È aurea. Le tonalità fredde e visionarie sono una porta per andare oltre l’apparenza, per entrare in un campo emotivo e universale dove non esistono confini etnici o identitari. Sono colori che parlano di interiorità, di filantropia, di psicologia, di metamorfosi e di stati d’animo più che di biologia.
La mostra è articolata in tre mondi: Cosmo e Ignoto, Psiche e Simbolismo, Fiabe e Natura Onirica. Come dialogano tra loro e quale trasformazione vuoi suscitare nel visitatore che li attraversa?
Sono 3 stazioni di un unico viaggio:
- Il Cosmo rappresenta l’inizio, la frattura, il mistero che ci chiama.
- La Psiche è l’attraversamento, il caos interiore, il linguaggio dei simboli.
- Le Fiabe e la Natura sono la ricomposizione, la rinascita.
Vorrei che il visitatore, attraversandoli, sentisse di aver compiuto lui stesso un movimento: dal disorientamento alla riconciliazione.
Il pubblico è invitato a portare un oggetto legato a una propria trasformazione. Perché questo gesto? Che valore ha rendere lo spettatore parte attiva del processo artistico?
Perché la mutazione non è solo mia. È di tutti. La vita stessa è Mutazione.
Chiedere un oggetto significa creare un ponte, un legame: ciò che per te rappresenta un cambiamento diventa parte di un rituale collettivo. È un gesto semplice ma potente: trasformare lo spettatore da osservatore passivo a portatore di senso, custode della propria esperienza e della memoria dell’evento.
Mutazioni dell’essere è pensato come esperienza multisensoriale, con pittura, musica e persino un quadro da esplorare tattilmente. Quanto è importante per te rendere l’arte accessibile anche a chi vive situazioni di fragilità fisica o emotiva?
Per me è fondamentale. L’arte deve includere, non escludere. Rendere un’opera tattile o un concerto accessibile significa permettere a chiunque di sentirsi parte di un viaggio. Le fragilità fisiche o emotive non sono limiti, ma chiavi per nuove modalità di percezione. L’arte che accoglie diventa davvero trasformativa.
Nelle tue parole emerge spesso il tema della comunità “diversamente imperfetta”. Che cosa significa per te questa definizione?
Significa riconoscere che siamo tutti portatori di imperfezioni, e che sono proprio queste a renderci unici. Una comunità “diversamente imperfetta” è una comunità che non nasconde le proprie fragilità, ma le accoglie e le trasforma in risorse. È un modo di vivere l’inclusione non come tolleranza, ma come celebrazione delle differenze.
Guardando al futuro: pensi che l’arte possa diventare sempre di più uno spazio di co-progettazione con associazioni, enti sociali e comunità locali?
Assolutamente sì. Credo che l’arte debba uscire dagli spazi autoreferenziali e farsi strumento di dialogo con il territorio e con chi lo abita. Co-progettare significa mettere in circolo energie, far sì che un’opera non sia solo espressione individuale ma anche tessuto comunitario. È una direzione che mi interessa molto e che vedo come necessaria.
Rome Future Week mette al centro le trasformazioni e l’innovazione culturale. In che modo la tua mostra dialoga con questo scenario e con la città che cambia?
Roma è una città antica che vive costantemente di mutazioni, dai tempi dei tempi. Portare una mostra come questa dentro il palinsesto della Future Week 2025 significa intrecciare radici e futuro, tradizione e innovazione. “Mutazioni dell’Essere” dialoga con questo scenario mostrando che la trasformazione non è solo tecnologica o sociale, ma prima di tutto interiore: se cambiamo noi, cambia anche l’ambiente che ci circonda.
Per me questa intervista è stata un incontro speciale: un dialogo che ha mostrato come l’arte sappia ancora essere rito, esperienza e riflessione condivisa. Mutazioni dell’Essere è un invito a guardare oltre la superficie, a riconoscere le trasformazioni interiori e a viverle come opportunità culturale e personale.