Visioni e strumenti per una trasformazione reale
Intervistare Francesca Scoppetta per Call for Inclusion è stato un viaggio nel futuro prossimo. Le sue parole mostrano come il 2040 non sia un orizzonte lontano, ma un domani che costruiamo oggi attraverso scelte coraggiose di governance e inclusione.
Francesca Scoppetta è Avvocata Cassazionista iscritta al Foro di Roma. Certified Management Consultant CMC®, Consulente Strategica d’Impresa secondo il Protocollo “Metodo Semplice®”. Esperta in Change Management, Governance Trasformativa, Future Studies e Strategic Foresight. General Counsel di KC & Partners, è auditor certificata e specialista in rendicontazione societaria di sostenibilità. Fondatrice di Prodeitalia, affianca CEO e management nella pianificazione strategica e nella compliance aziendale.
Nei suoi scenari 2040 come immagina un’organizzazione realmente inclusiva?
Immagino una governance inclusiva, una leadership trasformativa che sappia valorizzare il dialogo intergenerazionale e sappia affrontare il cambiamento con strumenti partecipativi e con l’ascolto attivo dei suoi stakeholder. Immagino board aperti alle nuove generazioni e senior attenti alle nuove idee e generosi nel condividere la loro esperienza.
Che cosa si intende per reverse mentoring, e qual è la sua valenza strategica nell’ottica del 2040?
Noi conosciamo il mentoring, cioè l’attività di affiancamento di un senior a uno junior per trasferire esperienza e competenze. Il reverse mentoring è invece l’attività di assistenza e accelerazione nell’apprendimento che può svolgere uno junior verso un senior, sia nell’ambito delle nuove tecnologie sia nella condivisione dei valori delle nuove generazioni, che si approcciano al mondo del lavoro con un atteggiamento molto diverso rispetto alle precedenti e che rappresentano i nuovi consumATTORI: attori del consumo, selezionatori di beni e servizi in modo attento ai temi dell’inclusione e della sostenibilità, più consapevoli rispetto al passato.
Quale ruolo potrebbe avere la governance nel garantire che la sostenibilità sociale sia parte della strategia e non solo un’azione isolata?
Le organizzazioni evolute sanno bene che la sostenibilità sociale rappresenta una leva strategica per affrontare i cambiamenti e dare coerenza alla CSR e alla valutazione d’impatto sociale.
Ma anche le aziende meno attente hanno compreso dai recenti fatti di cronaca che la sostenibilità sociale non può essere solo un’operazione di marketing di facciata se non si vuole rischiare il social washing e le conseguenze di crisi reputazionali pesanti anche dal punto di vista economico.
I progetti sociali di filiera rappresentano un modo concreto di testimoniare l’impegno delle organizzazioni che scelgono di finanziare, con una quota per ciascuna azienda partecipante, un progetto su uno specifico aspetto sociale che può restituire valore alla collettività.
Esempi: progetti educativi per insegnare la lingua agli adulti migranti e poterli indirizzare al mondo del lavoro, progetti di sostegno alla diagnosi precoce delle neurodivergenze.
Come i progetti di filiera potrebbero integrare l’inclusione di persone con disabilità o malattie rare?
I progetti sociali di filiera possono rappresentare un ponte tra le organizzazioni e le associazioni che si dedicano al sostegno delle persone con disabilità o malattie rare e alle loro famiglie. Attraverso un contributo economico e anche di volontariato attivo delle persone che lavorano nelle aziende si può dare concretezza ed efficienza a iniziative che generano impatti positivi sulla collettività e sul territorio, contribuendo a rafforzare la cultura della solidarietà e dell’inclusività.
Qual è l’importanza di avere hub o luoghi di aggregazione in cui aziende, professionisti e terzo settore si possano incontrare per condividere conoscenze e competenze?
In uno scenario complesso le organizzazioni sopravvivono e si sviluppano solo attraverso reti di collaborazioni a più livelli.
L’hub è oggi la nuova agorà, la piazza e il luogo di incontro e di scambio; la tecnologia e l’IA possono contribuire a ridisegnare questo spazio aperto offrendo opportunità di crescita anche alle PMI e persino alle microimprese tramite condomini digitali e comunità energetiche, in cui le imprese più grandi mettono a disposizione delle più piccole infrastrutture tecnologiche e servizi di alto livello, altrimenti inaccessibili per i costi troppo elevati.
Qual è il valore della diversità in ottica strategica?
Diversità in azienda vuol dire libertà di esprimere differenti prospettive; questo consente di affrontare le sfide con approcci creativi e innovativi, visioni non convenzionali che consentono di raggiungere migliori risultati in termini di efficienza e produttività.
In pratica, in uno scenario complesso la gestione strategica della diversità in chiave inclusiva crea un vantaggio competitivo, permettendo all’azienda di adattarsi meglio alle evoluzioni del mercato e di prosperare.
Il mentoring intergenerazionale può essere anche un mentoring “cross-experience”, che includa competenze e prospettive provenienti da “pazienti esperti”?
Nel contesto aziendale l’approccio consapevole ed inclusivo determina abbondanza di vedute, prospettive ed esperienze. In questo caso i “pazienti esperti” possono rappresentare un punto di vista utile e già oggi, ad esempio, il tema delle neurodivergenze è affrontato in modo più attento sia nella fase del recruiting e dell’onboarding sia durante tutta la career experience.
Quanto è importante per un’azienda misurare l’impatto sociale delle proprie scelte, e come farlo concretamente?
La recente evoluzione normativa ha chiarito che la valutazione di impatto sociale (VIS) per gli ETS non è più solo uno strumento metodologico, ma è diventato un criterio giuridico e amministrativo per la selezione dei progetti di rilevanza nazionale.
Questo significa che gli enti del Terzo Settore dovranno dimostrare non solo la coerenza e l’efficacia delle loro iniziative, ma anche la capacità di trasformare le risorse mobilitate in benefici concreti per la collettività.La VIS diventa requisito di trasparenza e accountability nel rispetto delle linee guida europee per le quali la misurazione dell’impatto è condizione essenziale per lo sviluppo dell’economia sociale.
Valutare l’impatto significa misurare e rendere visibile il valore aggiunto prodotto attraverso un uso più consapevole ed efficace delle risorse pubbliche e private.
In questo senso, la VIS non può riguardare solo gli ETS ma si estende ad ogni organizzazione.
La misurazione dell’impatto sociale si basa su indici qualitativi e ha scontato in passato il problema dell’indeterminatezza dei parametri.
In realtà gli indici qualitativi, se opportunamente valutati possono dare profondità alle analisi e far emergere anche i segnali deboli, migliorando la gestione dei rischi e rendendo più funzionali i cambiamenti.
Grazie all’esperienza come consulenti strategici di management, abbiamo sviluppato, insieme a Giorgio Bergo, CEO della KC & Partners, la Matrice Trasformativa Operativa MTO, uno strumento partecipativo che permette di determinare in modo semplice lo stato attuale e la direzione del cambiamento e di misurarne gli effetti e gli impatti nel tempo, trasformando il valore qualitativo in parametri quantitativi in linea con l’indice SROI.
A Rome Future Week abbiamo presentato due workshop nel corso dei quali svolgiamo il ruolo di facilitatori del cambiamento in due contesti differenti, utilizzando proprio la MTO.
In che modo e con quali strumenti le aziende possono prepararsi culturalmente e organizzativamente per accogliere e valorizzare la diversità, andando oltre il mero adempimento normativo?
Le aziende sono impegnate a gestire da un lato l’impatto delle nuove tecnologie e soprattutto dell’AI, sia in termini di investimenti in infrastrutture e transizione tecnologica, sia per il necessario upskilling delle competenze degli operatori, e dall’altro devono far fronte alla mancanza di risorse umane a causa dell’impatto del calo demografico.
In questo contesto accogliere e valorizzare le diversità può rappresentare una leva strategica per attrarre e fidelizzare i talenti, soprattutto le nuove generazioni che scelgono un’azienda anche per la coerenza con i suoi valori di inclusività e che sentono di avere maggiori possibilità di acquisire competenze in un ambiente in cui si possano esprimere punti di vista non convenzionali e non univoci e condividere esperienze diverse e più arricchenti che stimolino la creatività e l’innovazione.
Nonostante sia chiaro il valore strategico della diversità per poterne vedere gli impatti nel tempo è necessario un cambiamento del mindset culturale.
La MTO è uno strumento utile per gestire questo cambiamento perché sblocca il potenziale nascosto nelle persone, accelera in modo funzionale la trasformazione e riesce a misurarne in modo concreto gli effetti.
Quali partnership con il terzo settore ritiene più efficaci per trasformare iniziative di responsabilità sociale in risultati misurabili e duraturi?
La complessità e l’incertezza dello scenario attuale rende sempre più importante la capacità di creare relazioni, di fare rete per sviluppare collaborazioni.
L’azienda non è un luogo chiuso ma sempre più negli anni si è aperta ed è legata al territorio e alla collettività come in un sistema di vasi comunicanti.
Le aziende possono collaborare con gli ETS per restituire valore alla comunità attraverso progetti di sviluppo sociale in cui la dimensione economica del finanziamento e la dimensione sociale del volontariato possono ugualmente realizzarsi.
Ogni dialogo arricchisce la mia visione di inclusione come cultura della trasformazione. Le prospettive di Francesca Scoppetta sono un invito a guardare al futuro con responsabilità e immaginazione.
KC & Partners
KC & Partners Srl è una società di consulenza aziendale fondata e guidata da Giorgio Bergo, esperto in problem solving e coaching strategico. L’approccio parte da un principio semplice: ogni problema, se guardato da una nuova prospettiva, può trasformarsi in un obiettivo.
Attraverso il metodo proprietario Metodo Semplice®, KC & Partners affianca imprenditori, CEO, manager e team di lavoro per prendere decisioni consapevoli, gestire il cambiamento, rafforzare la leadership e migliorare la comunicazione. I percorsi, personalizzati o modulari, spaziano dal one-to-one agli incontri di gruppo, sempre con l’obiettivo di coniugare performance, sostenibilità e benessere organizzativo.
L’attenzione ai criteri ESG (Environmental, Social, Governance) rende ogni intervento non solo orientato al risultato economico, ma anche alla creazione di valore duraturo per persone, imprese e comunità.