Intelligenza Artificiale e società: intervista a Sergio Bellucci

Quando si parla di Intelligenza Artificiale, spesso ci perdiamo tra entusiasmi e paure. Il Prof Sergio Bellucci, fisico e saggista, ci offre invece una bussola: leggere i cambiamenti del nostro tempo per non subirli. In questa intervista parla di lavoro, sanità, politica e società, portando il lettore dentro una transizione che è già realtà quotidiana.

 

Fisico di formazione all’Università La Sapienza di Roma, Sergio Bellucci ha intrecciato nella sua carriera scienza, giornalismo, sindacato, politica e ricerca culturale. Giornalista e saggista, ha scritto per testate come l’UnitàIl ManifestoLiberazione, fino a diventare presidente dello stesso quotidiano (2006–2008) e direttore del giornale Terra (2013). 

Nel corso degli anni è stato sindacalista CGIL nel settore informazione e spettacolo, responsabile nazionale della comunicazione per Rifondazione Comunista (1995–2006) e presidente della Free Hardware Foundation (2014).

Parallelamente ha elaborato un pensiero originale sui processi di trasformazione del lavoro e della società nell’era digitale. Ha introdotto concetti entrati nel dibattito culturale italiano: il “Taylorismo Digitale”, che descrive come il digitale prolunghi e reinveti l’organizzazione scientifica del lavoro; il “Lavoro implicito”, ossia l’attività non retribuita svolta quotidianamente dagli utenti attraverso piattaforme e dispositivi; “l’Industria dei sensi”, che mostra come media e marketing producano non più solo beni ma significati; la “Surrealtà”, dove reale e matematizzazione digitale si fondono. Le sue riflessioni toccano anche i gemelli digitali (terraformattazione capitalistica) e l’accelerazione portata dall’IA generativa.

Ha collaborato con il fisico e intellettuale Marcello Cini, con cui ha scritto Lo spettro del capitale (2009), e i suoi lavori sono stati citati accanto a figure come Giorgio Parisi, a testimonianza del suo ruolo nel dibattito intellettuale italiano. I suoi libri più recenti – AI-Work. La digitalizzazione del lavoro (2021), AI. Un viaggio nel cuore della tecnologia del futuro (2024) e The Artificial Intelligence Transition (2025) – raccolgono e aggiornano la sua visione critica sulle trasformazioni in atto.

Oggi è Direttore Accademico della Facoltà di Intelligenza Artificiale dell’Università per la Pace (ONU, UPEACE) e membro dell’Advisory Board del progetto internazionale No Limits to Hope (Club di Roma). La sua cifra teorica è la capacità di connettere analisi scientifica, critica sociale e riflessione politica, creando linguaggi e concetti che aiutano a leggere i mutamenti del nostro tempo e a immaginare strumenti per governare la transizione digitale.

Scienza, politica e accademia: tre ingranaggi dell’innovazione

La scienza produce strumenti che aprono possibilità enormi, l’accademia li trasmette e insegna a leggerli criticamente, la politica li traduce in diritti e servizi. Se questi mondi non dialogano, l’innovazione resta sterile. Solo intrecciandoli possiamo governare la transizione.

Dal Taylorismo Digitale al lavoro implicito

Il lavoro non scompare, cambia pelle. Oggi le piattaforme scompongono e monitorano attività in modo capillare: è il Taylorismo Digitale. Allo stesso tempo svolgiamo tutti un “lavoro implicito” quando produciamo dati senza rendercene conto. Il rischio è un lavoro invisibile e senza diritti, mentre il potere si concentra in chi controlla algoritmi e dati.

La “Surrealtà”: reale e digitale ormai fusi

Non viviamo più in due mondi separati. Un commento online può costarti un lavoro, un algoritmo può decidere se ottieni un mutuo. È la surrealtà: uno spazio unico in cui reale e digitale si influenzano a vicenda. Le opportunità sono enormi, ma servono nuove alfabetizzazioni e diritti digitali per non cadere in nuove forme di manipolazione.

Sanità: opportunità e rischi dell’AI

La sanità sarà rivoluzionata dall’IA: diagnosi rapide, prevenzione predittiva, terapie personalizzate. Ma attenzione: se questi strumenti restano nelle mani di pochi, rischiamo una medicina a due velocità. La salute deve restare un bene comune, non un privilegio digitale.

Italia e politica: la cecità di fronte ai processi

La politica guarda solo alle emergenze, non vede la transizione storica in atto. La prima urgenza per un nuovo gruppo dirigente è leggere i processi: capire che stiamo passando a un’economia dell’informazione e costruire politiche su welfare, lavoro e dati in questa direzione.

Prepararsi a una velocità senza precedenti

Ciò che richiedeva decenni oggi avviene in pochi anni. La società deve attrezzarsi: educazione permanente per tutti, istituzioni più agili e un welfare capace di ridistribuire i benefici dell’automazione. Non possiamo fermare la velocità, ma possiamo governarla.

Sostenibilità sociale: la grande dimenticata

Si parla di innovazione solo in termini di ROI e crescita. Ma senza coesione sociale l’innovazione implode. La sostenibilità sociale – redistribuzione, inclusione, nuove tutele – non è buonismo, è realismo: senza, ogni progresso diventa miccia di conflitti.

Via Panisperna: la storia come bussola

La storia è un serbatoio di esperienze. Via Panisperna ricorda quanto la conoscenza possa cambiare il mondo e quanta responsabilità porta con sé. Nell’era dell’IA serve lo stesso coraggio: ogni passo tecnologico è anche una scelta di civiltà.

Rome Future Week: un laboratorio civico

Mi aspetto di ascoltare. L’innovazione non vive di slogan, ma nella vita quotidiana: sanità, lavoro, trasporti, relazioni. Rome Future Week deve essere un laboratorio civico, dove cittadini, istituzioni e imprese dialogano per orientare l’IA al bene comune.

In evidenza

“La crisi che viviamo non è passeggera, è una transizione storica”

“Il lavoro implicito è la nuova forma di sfruttamento invisibile”

“La salute deve restare un bene comune, non un privilegio digitale”

“Senza sostenibilità sociale, ogni innovazione rischia di trasformarsi in conflitto”

Il futuro non arriva da solo: va capito e governato. Le parole di Bellucci ci ricordano che l’IA può essere tanto una macchina di disuguaglianze quanto uno strumento di progresso. Dipende da come scegliamo di usarla, come cittadini e come comunità. Una sfida che riguarda tutti noi, qui e ora.