Salute, prevenzione e inclusione sociale
Ci sono storie che nascono dal dolore ma trovano la forza di trasformarsi in energia creativa. MindLeague e WellBrain, guidati da Nicholas Napolitano e Federica Aceto, sono il racconto di come la salute mentale possa entrare nello sport e nella vita quotidiana con un linguaggio nuovo: quello della prevenzione, dell’inclusione e della condivisione.
Ritratto di Nicholas Napolitano
Nicholas Napolitano aka L’Alchimista è un consulente, formatore digitale e Ingegnere informatico con esperienza lavorativa pluriennale in Corporate ICT in attività di progettazione di soluzioni digitali e servizi innovativi.
Il suo archetipo personale è l’Alchimista, mutuato dal gioco di ruolo. La sua mission è quella di fornire un valore aggiunto concreto alle persone grazie alle proprie competenze diversificate. E’ attivo da anni in attività di volontariato, innovazione sociale e di networking ecosistemico, collaborando con professionisti, associazioni e realtà italiane ed europee, per realizzare azioni mirate per sensibilizzare e diffondere consapevolezza rispetto a temi sensibili quali Salute Mentale e Benessere Psicofisico.
Sul fronte educativo, fa parte dell’Ecosistema Edutainment, supportando studenti, giovani e professionisti nell’acquisizione di conoscenze utili alla loro vita, in termini di consapevolezza personale e di skill lavorative e digitali, svolgendo attività di formazione scolastica, universitaria e professionale.
È uno dei fondatori del progetto MindLeague, il cui obiettivo è quello di integrare la Salute Mentale nella pratica sportiva quotidiana, fornendo agli allenatori giovanili di qualsiasi sport gli strumenti necessari per riconoscere i segnali di disagio nei giovani atleti, in particolare di età compresa tra i 9 e i 14 anni, promuovendo una cultura di supporto, collaborazione e inclusione.
Ritratto di Federica Aceto
Federica Aceto si racconta e racconta ciò che l’ha condotta ai suoi progetti: “Il mio viaggio è iniziato nelle aule dell’Università Bicocca, dove ho capito che la psicologia poteva essere uno strumento concreto per generare un cambiamento positivo. Questa consapevolezza è diventata la motivazione profonda dietro ogni mia azione, sia in ambito lavorativo che sociale. Ho scelto di non limitarmi alla teoria, ma di tradurla in progetti tangibili che potessero avere un impatto reale sulla vita delle persone.
Il mio impegno si è concretizzato in diversi ambiti:
- Nel lavoro: La laurea in Psicologia e la specializzazione in Talent Assessment e quella in Psicologia Comportamentale, mi ha fornito la lente per interpretare il mondo e la spinta a migliorarlo. Questa visione si è trasformata in una missione professionale, che porto avanti da anni nel settore delle Politiche Attive del Lavoro, occupandomi di progettazione formativa, orientamento e placement; mettendo le mie competenze al servizio delle categorie svantaggiate. Ho sempre creduto che l’autonomia professionale sia una leva fondamentale per l’inclusione e la crescita sociale, un principio che ha guidato la mia collaborazione al progetto Riattivazione e che oggi applico nella consulenza di carriera e nel supporto al Programma GOL.
- Nel volontariato: Esperienze come il servizio civile presso l’ufficio disabili dell’Università Bicocca (B-Inclusion) mi hanno permesso di agire direttamente a supporto di chi vive in condizioni di fragilità, rafforzando la mia la mia attitudine alla relazione d’aiuto e acquisito conoscenze approfondite su tematiche quali la diversity e l’inclusione.
- Nell’innovazione sociale: Ho organizzato numerosi eventi di sensibilizzazione e divulgazione, sia online che dal vivo, su temi cruciali come l’orientamento al lavoro, le politiche giovanili e il benessere psicologico; coinvolgendo esperti, istituzioni e associazioni giovanili. Queste esperienze mi hanno dato l’opportunità di comprendere le complesse sinergie tra enti no-profit e istituzioni nella realizzazione di progetti ad alto impatto sociale.
Questa stessa spinta all’innovazione mi ha portata a:
- partecipare e vincere, con il mio team, il Markathon del Milano Marketing Festival del 2018 con un progetto di marketing territoriale per valorizzare il brand della città di Milano attraverso la realtà virtuale, promosso da Class Editori e iBicocca.
- posizionarmi al secondo posto all’ hackathon “Youth in action for SDGs” di Fondazione Accenture con un progetto in ambito diversity e una piattaforma di supporto e consulenza psicologica accessibile a persone con disabilità.
Queste esperienze sono confluite in MindLeague, il progetto che oggi guido in qualità di Responsabile di progetto e che riassume la mia missione: unire competenze psicologiche e visione innovativa per un impatto sociale tangibile. MindLeague, che ha ricevuto il sostegno della comunità attraverso il crowdfunding e il supporto dell’Università Bicocca e Fondazione Eos, nasce dalla volontà di portare il tema della salute mentale in un contesto cruciale come quello sportivo giovanile. Il mio obiettivo è fornire ad allenatori e allenatrici, figure di riferimento essenziali, strumenti concreti per promuovere il benessere e una cultura dell’inclusione.
Credo fermamente nella formazione continua come strumento per amplificare l’impatto. Per questo ho svolto il corso per Social Innovation Manager (SIM), acquisendo competenze in valutazione dell’impatto sociale, fundraising e modelli imprenditoriali sostenibili. Ho inoltre collaborato con con ActionAid Italia, dove sono coinvolta nel programma Global Platform Italy in qualità di mentor e dove ho avuto l’opportunità di approfondire gli strumenti di campaigning e comunicazione digitale, leadership femminista, l’advocacy e il fundraising, in linea con i valori di parità di genere e riduzione delle disuguaglianze che guidano il mio operato.
Credo nell’importanza delle relazioni umane e nell’implementare modelli di buone prassi affinché si possa avere un impatto sociale funzionale alla crescita sociale, culturale ed economica.”
Cosa ci unisce?
Federica Aceto, che definisco la mia Thought Partner per il profondo legame valoriale che ci unisce, è per me la radice più importante di questo progetto condiviso. Per entrambi, innovazione sociale e attivismo ci permettono di poter esprimere noi stessi al meglio, creando impatto positivo sul territorio mettendo in campo le nostre reciproche competenze e volontà di aiutare il prossimo, in particolare i più giovani
MindLeague nasce da un percorso di attivismo e di esperienze personali. Quali sono state le radici più importanti di questo progetto dalle quali avete attinto?
MindLeague e Wellbrain prima ancora sono il risultato di un percorso di crescita personale e condiviso, contaminato positivamente attraverso tutte le persone che sono poco alla volta divenute parte attiva dell’ecosistema attento al voler diffondere consapevolezza sul Benessere Psicofisico nella società. Federica Aceto, che definisco la mia Thought Partner per il profondo legame valoriale che ci unisce, è la “radice” più importante. Per entrambi, innovazione sociale e attivismo ci permettono di poter esprimere noi stessi al meglio, creando impatto positivo sul territorio mettendo in campo le nostre reciproche competenze e volontà di aiutare il prossimo, e in particolare i giovani. Inizialmente abbiamo realizzato attività su queste tematiche in contesti associativi (webinar con esperti, interviste a studenti di scuola superiore e università, convegni, hackathon, workshop), per poi proseguire insieme decidendo di solcare una strada ancora poco percorsa: essere in prima linea per ridurre lo stigma socioculturale sulla Salute Mentale, sensibilizzando le persone a divenire protagonisti attivi del cambiamento positivo.
Inclusione sociale e accessibilità: come rendere la prevenzione realmente universale, oltre i limiti di età, istruzione o condizioni di salute?
Accessibilità per noi significa in primo luogo abbattere le barriere, informare e semplificare. Ci capita spesso di notare che lo stigma sulla Salute Mentale è alimentato da un lato dall’ignoranza riguardo al tema, ma anche dalla complessità che circonda questi argomenti. Noi stessi inizialmente in primis ci siamo resi conto che, pur volendo contribuire attivamente a questo scopo, non eravamo così consapevoli di tutto quello che è necessario tenere presente in base alle tematiche specifiche. Questo ci ha spinto a iniziare proprio creando momenti di confronto con esperti e professionisti che potessero in primo luogo informare il prossimo, maquesto ha giovato anche noi, permettendoci di riflettere a nuove azioni da compiere per creare impatto positivo. In senso più generale, per rendere la prevenzione accessibile è necessario costruire dei ponti, ovvero avvicinare le persone alle diverse possibilità che hanno a disposizione per potersi prendere cura di sé, che siano strumenti, metodologie, approcci, ausili e servizi. Le persone, una volta informate, potranno a loro volta diffondere questa consapevolezza presso le proprie comunità, divenendo così protagonisti attivi del cambiamento. Scientia potentia est (La conoscenza è potere) recitava il filosofo Francis Bacon. In questo contesto, la interpreto come La conoscenza è Salute.
Lo sport come lente sul disagio giovanile: quali segnali è possibile riconoscere e come intervenire?
Dalle nostre conversazioni intercorse con giovani atleti, genitori e anche con gli allenatori stessi, sono emersi diversi segnali che possono emergere e sulle quali è possibile eseguire azioni preventive e proattive. In primo luogo, ci possono essere cambiamenti improvvisi nel comportamento, dovute a cause interne o esterne, che possono sfociare in atteggiamenti ostili verso il prossimo oppure tendere ad esempio verso l’isolamento. Essere consapevoli del proprio stato emotivo è fondamentale per ridurre i cali della motivazione e di conseguenza del rendimento e delle performance. In alcuni casi, invece, una ipercompetitività o una costante ricerca della perfezione può portare a eccessive forme di autocritica o a non dare abbastanza attenzione al proprio stato fisico, rischiando di strafare e far insorgere più facilmente stanchezza o addirittura infortuni. Questi sono alcuni esempi che abbiamo riscontrato, e ce ne sono molti altri, che sono correlati a ciò che accade fuori dal contesto sportivo. In ogni caso, se non si presta abbastanza attenzione al Benessere psicofisico dei giovani atleti, il rischio ultimo è il loro dropout dallo sport.
WellBrain si propone di abbattere i pregiudizi sul benessere psicologico. Quali falsi miti vi trovate più spesso ad affrontare?
“Chi va dallo psicologo è matto” è quello che più di tutti si cerca di smorzare, e negli ultimi tempi un certo cambiamento di percezione lo abbiamo notato, portando a una costante e graduale accettazione della terapia come strumento non solo di cura, ma anche e soprattutto di prevenzione, anche se persistono comunque delle eccezioni. Ci sono però molti altri atteggiamenti e convinzioni che sono correlate alla disinformazione rispetto alla tematica. Si pensa infatti che sia costosissimo prendersi cura del proprio benessere psicologico. Sicuramente percorsi di terapia di medio-lungo periodo possono comportare degli investimenti economici; tuttavia, esistono diverse possibilità per rendere il tutto più accessibile, come i servizi psicosociali territoriali, voucher messi a disposizione dalle amministrazioni, centri di consulto gratuito, convenzioni periodiche e molto altro. Citando Federica, “Stare bene è una scelta”, pertanto non esiste un punto di arrivo oltre il quale si è sempre in una condizione di stabilità, ma è necessario approfondire la propria conoscenza emotiva per facilitare il mantenimento di un equilibrio interiore. In questo senso, parlare con un professionista è da ritenersi sempre un’azione valida quando se ne sente il bisogno o quando da soli non si è in grado di gestire una particolare situazione emotiva. Infine, non è automatico che chi pratica sport stia sempre bene. L’ambiente dello sport permette di favorire lo sviluppo del Benessere Psicofisico, ma solo se adeguatamente accompagnato da buone pratiche messe in campo da allenatori preparati e sensibilizzati sul tema.
Nei vostri eventi date centralità alla partecipazione: perché la prevenzione non può essere solo “raccontata” ma deve essere vissuta?
Abbiamo compreso questo concetto proprio a partire dai nostri primi eventi, che non avevano una componente partecipativa. Trattandosi di temi sensibili e appartenenti a un contesto che non è ancora completamente accettato dalla società in generale, ascoltare semplicemente gli esperti non è spesso sufficiente a innescare un cambiamento positivo e radicato di prospettiva. Da quando abbiamo adottato format inclusivi e attivi, il risultato è stato evidente: gli argomenti vengono maggiormente compresi, poiché discussi da entrambe le parti, ci si avvicina al tema e si riduce il distacco e dunque lo stigma associato agli argomenti discussi. Lo abbiamo visto con WellBrain, ma anche nella scorsa edizione della Rome Future Week, dove abbiamo proposto un Hackathon di riflessione psicosociale. Non è dunque un caso che una delle due anime di MindLeague sia proprio l’organizzazione di eventi di sensibilizzazione attiva rivolti alle comunità sportive, genitoriali ed territoriali. L’obiettivo in questo senso è quello di rendere consapevoli i cittadini e i giovani rispetto alle tematiche più ampie di Benessere Psicofisico, in modo che si possano a loro volta fare portatori dello stesso messaggio, innescando un processo virtuoso diffuso.
Tecnologia e innovazione: come valutate l’impatto della DMA o dei test rapidi sul futuro della prevenzione?
Domanda interessante, tra l’altro un tema toccato anche all’evento organizzato il 19 settembre per il palinsesto Rome Future Week Prevenzione e Monitoraggio per Innovare la Salute.
Nel mondo dello sport e del benessere psicofisico, tecnologia e innovazione stanno trasformando la prevenzione, rendendola sempre più al centro di azioni programmatiche per incentivare un avvicinamento dei cittadini ai temi della Salute, e incrementare la fiducia l’empatia da e verso gli esperti che vi sono dietro, ovvero gli operatori sanitari. Gli screening sono essenziali per identificare in modo precoce eventuali malattie, segnali di disagio emotivo o altri potenziali problemi psicofisici, permettendo di rimediare prima che si aggravino. Tuttavia, per innalzare l’impatto positivo verso la popolazione. occorre incentivare la consapevolezza diffusa sull’utilità degli screening e aumentare la creazione di momenti di screening gratuito.
Per evitare disambiguazioni, la DMA oggetto di uno degli interventi dell’evento del 19 settembre è la Deep Metabolism Assessment (DMA®), una tecnologia non invasiva che permette di eseguire diagnosi precoci e di sviluppare trattamenti personalizzati.
Tuttavia, con la stessa sigla esiste anche il Digital Markets Act (DMA), che ha l’obiettivo di favorire l’accessibilità e la visibilità di strumenti digitali affidabili, non necessariamente provenienti dai grandi colossi, ciò ha il potenziale di favorire lo sviluppo di strumenti per il benessere mentale o per il monitoraggio psicofisico, e quello di dare spazio a soluzioni innovative, anche nel settore sportivo-educativo.
A nostro parere, è fondamentale prestare attenzione alla validità scientifica di questi test, oltre al monitorare l’uso dei dati raccolti da questi strumenti, e infine formare adeguatamente gli esperti per interpretare i risultati e per poter agire in modo etico e competente
Avete parlato di ecosistema di prevenzione. Che ruolo giocano le partnership con enti del terzo settore, sanitari e culturali?
Le partnership per noi non sono solo un mezzo per raccogliere fondi, ma sono il cuore pulsante del progetto per creare un ecosistema sportivo sano e consapevole per i giovani, in cui gli allenatori siano figure chiave per la prevenzione e la promozione del benessere psicofisico, supportati dagli esperti, dalle istituzioni e dalle comunità genitori. In primis, REACT, di proprietà del nostro collaboratore Daniele Pili, è anche il nostro partner tecnico, la realtà che sta realizzando e deterrà la manutenzione della piattaforma formativa di MindLeague.
Le partnership con professionisti ed esperti della salute psicofisica, come l’Associazione Crazy for Football, ANaPP, AnLaids sono essenziali per la creazione di contenuti formativi autorevoli e pratici. Il coinvolgimento di realtà come queste rafforzano la validità scientifica dell’iniziativa.
MindLeague, inoltre, organizza eventi di sensibilizzazione sul territorio e incontri di formazione in collaborazione con fondazioni, ONLUS, associazioni sportive e istituzioni. Questi mirano a sensibilizzare le comunità territoriali, e le stesse società sportive sull’impatto del benessere psicofisico nello sport giovanile. Recentemente abbiamo stretto una collaborazione con l’ASD Visette Volley, con l’obiettivo di realizzare iniziative per avvicinare emotivamente atleti, genitori e allenatori.
Le collaborazioni con partner istituzionali e privati, come l’Università di Milano-Bicocca, Fondazione EOS di Edison, e il Comune di Milano, forniscono il supporto necessario per avviare e continuare il progetto, come dimostrato dalla campagna di crowdfunding. Questo network, in continuo sviluppo, facilita la prevenzione e la creazione di una cultura diffusa di supporto e inclusione
Qual è stato l’insegnamento più forte che vi hanno lasciato l’esperienza di disagio trasformate poi, in un progetto collettivo?
Nella nostra esperienza passata, abbiamo entrambi avuto esperienze di disagio emotivo più o meno intense. L’insegnamento più forte emerso da tutto ciò è che un problema personale, se affrontato in modo strutturato, con la giusta prospettiva e con una visione più collettiva, può trasformarsi in un’opportunità per aiutare il prossimo.
Invece di concentrarci sul singolo problema, abbiamo capito che per affrontarlo era necessario agire su più livelli, costruendo a poco a poco un solido ecosistema di prevenzione. A seguito di vari confronti abbiamo identificato nello sport un ambiente florido dove poter sensibilizzare attivamente sul tema e abbiamoidentificato gli allenatori come figure chiave per favorire questo movimento virtuoso.
Abbiamo deciso di investire su di loro per diffondere consapevolezza verso i giovani e promuovere strumenti pratici da mettere in pratica nel quotidiano. L’idea è che, se gli allenatori sanno riconoscere i segnali di disagio e promuovere un ambiente sano, l’intero sistema sportivo può diventare uno strumento potente di promozione del benessere psicologico.
La soluzione che abbiamo individuato al disagio non è dunque un percorso solitario, ma parte anzi dalla collaborazione e dalla sensibilizzazione diffusa, trasformando esperienze individuali in un progetto collettivo con un impatto duraturo sulla comunità
In che modo iniziative come Rome Future Week o SaniDays vi aiutano a far crescere la cultura della prevenzione?
Conosciamo gli organizzatori di entrambe le manifestazioni da anni, e vi partecipiamo fin dalle loro prime edizioni. Queste iniziative ci permettono di sperimentare format, favorire la realizzazione di collaborazioni strategiche ed ecosistemiche, ed espandere l’impatto del progetto ben oltre la piattaforma formativa digitale, aiutandoci a far crescere la cultura della prevenzione e portando la conversazione sulla salute mentale in campo direttamente tra le persone e le comunità.
Lo stesso palinsesto di SaniDays 2025 ci ha permesso di presentare MindLeague e la campagna di crowdfunding all’interno dell’Università La Sapienza di Roma davanti a 200 partecipanti, ottenendo visibilità e consensi.
Siamo convinti che costruire relazioni solide e continuative possa favorire la realizzazione di un impatto positivo diffuso e promuovere benessere e prevenzione verso i cittadini e verso i giovani. Siamo già al lavoro per realizzare altre iniziative durante l’anno, ci saranno presto aggiornamenti al riguardo
Quali sono le vostre prossime sfide e i progetti in cantiere per il 2026?
Al termine del 2025 stiamo cercando di avere la piattaforma rilasciata, i primi moduli formativi pronti e inseriti, e almeno una società sportiva con cui collaborare. Siamo molto entusiasti dei risultati degli ultimi mesi e siamo a buon punto!
Per il 2026, gli obiettivi si concentreranno sull’espansione del progetto: vorremmo estendere il test della piattaforma a più società sportive nell’area metropolitana di Milano o a una società in un’altra grande città italiana. Vorremmo Implementare in piattaforma nuove funzionalità, e creare un insieme di contributor per il blog, oltre che trovare nuove realtà con cui sviluppare un nuovo insieme di contenuti formativi. Per questo, avremo necessità di raccogliere nuovi fondi, abbiamo già ad oggi inviato domanda a vari premi e bandi, e faremo lo stesso anche il prossimo anno. In base a quanto raccolto, cercheremo di aumentare la risonanza del progetto con attività di marketing e comunicazione più ampie. Il risultato più ambizioso è quello di poter produrre il nostro primo report di impatto al termine del 2026, da utilizzare come metrica di valutazione oggettiva dell’adozione del progetto e del beneficio che ha favorito nell’ambito del benessere psicofisico.
Queste attività non sono casuali, ma sono finalizzate a far evolvere il progetto dal punto di vista industriale. Nel contesto dell’Innovazione, i progetti vengono valutati secondo il TRL (Technology Readiness Level, o in italiano Livello di Maturità Tecnologica). Nel corso del 2026 vorremmo passare da un TRL 7 (dimostrazione del prototipo in ambiente operativo reale), che speriamo di ottenere a fine 2025, a un TRL 8 (Sistema completo e qualificato), preparandolo per un rilascio nazionale che potremo auspicare a partire dal 2027
Dai volti alle esperienze, dagli eventi agli incontri, MindLeague e WellBrain ci insegnano che prevenzione significa non restare soli. È un viaggio che unisce persone e comunità per immaginare un futuro della salute più umano, vicino e accessibile.