Quando la bellezza diventa eredità
Imperatore della Haute Couture, Valentino Garavani ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca della bellezza.
Ascoltava le donne, i loro desideri, le loro posture interiori, e li trasformava in abiti capaci di esaltare la femminilità senza mai sovrastarla.
Nel corso di una carriera straordinaria ha conquistato star del cinema, first ladies e donne aristocratiche, diventando un riferimento assoluto dell’eleganza internazionale.
Nato a Voghera nel 1932, Valentino Garavani si è spento a Roma il 19 gennaio 2026. Avrebbe compiuto 94 anni l’11 maggio.
Una vita lunga, piena, densissima. Una vita che ha lasciato un segno.
La sua cifra stilistica
Poche parole bastano per raccontare la sua creatività:
bellezza, raffinatezza, eleganza, femminilità, charme, unicità. E Rosso.
Il fascino dello stile di vita parigino e dell’eleganza delle donne francesi fu decisivo nella formazione della sua estetica e della sua idea di lusso: un lusso mai urlato, sempre misurato, profondamente colto.
I suoi abiti erano – e restano – opere d’arte.
Linee ricercate, costruzioni impeccabili, dettagli che parlano a chi sa osservare.
Gli inizi e l’incontro decisivo
Nel 1959 aprì il suo atelier a Roma, avviando l’attività indipendente con il supporto economico del padre e di altri finanziatori.
Negli anni sessanta incontrò Giancarlo Giammetti, amico e partner fondamentale.
Giammetti si dedicò alla gestione commerciale e finanziaria dell’azienda, permettendo a Garavani di concentrarsi interamente sulla creazione. Fu lui a spingere Valentino a presentare le collezioni a Firenze, mercato strategico da cui la maison decollò grazie all’interesse dei buyer statunitensi.
Una combinazione rara: visione artistica e pragmatismo gestionale, alla base del successo internazionale del marchio.
Il debutto e l’affermazione
Nel 1962 Valentino presentò la sua prima collezione haute couture alla Sala Bianca di Palazzo Pitti, ottenendo un’accoglienza entusiasta da pubblico e critica. Fu il debutto internazionale della maison.
Nel 1967 ricevette il prestigioso Neiman Marcus Award per la celebre “collezione senza colore”: un gesto controcorrente rispetto alle tendenze dell’epoca, che privilegiava tonalità beige, bianche e avorio.
Proprio da quella collezione nacque la “V”, destinata a diventare, poi, il marchio.
Nel 1974 scelse Parigi per presentare le sue collezioni, sancendo definitivamente il suo dialogo con la capitale mondiale della moda.
Negli anni settanta la maison estese la propria attività alle fragranze: il primo profumo Valentino venne lanciato nel 1978.
L’addio alle passerelle e l’impegno sociale
Il 4 settembre 2007 Valentino annunciò ufficialmente il suo addio alla moda.
Nel gennaio 2008 si tenne la sua ultima sfilata a Parigi, città che considerava una seconda casa.
Il documentario di Matt Tyrnauer Valentino – The Last Emperor (2008) celebrò 45 anni di carriera, raccontando il lavoro, la visione e la disciplina dietro la perfezione.
Accanto alla moda, Valentino non ha mai smesso di guardare al sociale. Nel 1990, insieme a Giammetti, fondò la prima Associazione L.I.F.E., impegnata nella lotta all’AIDS attraverso informazione, supporto alle famiglie e ricerca; da principio fu un’idea di Liz Taylor che nel ‘90, era già una cara amica e attivissima con l’amfAR (orgnizzazione non governativa per la ricerca sull’Aids, ndr).
Nel 2016 nacque la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, con una missione filantropica racchiusa nel principio:
“Beauty creates Beauty”.
Un manifesto che riconosce alla Bellezza un ruolo attivo, trasformativo e culturale.
Il rosso
Il Rosso Valentino è diventato un simbolo assoluto.
Una tonalità intensa, sospesa tra carminio, porpora e rosso di cadmio, ispirata ai colori vibranti visti dallo stilista durante una vacanza in Spagna. Un rosso che non è mai solo colore, ma dichiarazione di identità.
Una mia riflessione
Poesia dei tessuti, forme virtuose, ricami, rose, fiocchi, plissé, intarsi, rifiniture invisibili: per raccontare davvero questo mondo bisogna ascoltare chi lo ha vissuto dall’interno.
Per me, quella voce è mia madre, Maria Antonietta De Angelis.
Una vita intera dedicata all’Alta Moda. Première della Maison, ha lavorato a lungo al fianco di Valentino Garavani e ha partecipato al documentario Valentino – The Last Emperor, comparendo in diverse scene.
In una bellissima intervista rilasciata a Vanity Fair, mamma racconta il suo vissuto, i ricordi, il rispetto profondo per il “signor Valentino”.
Ed è forse questo il lascito più grande:
non solo abiti straordinari, ma un’idea di lavoro fatta di passione, rigore, bellezza, silenzio operoso, stima, evoluzione e tenacia.
Una cura assoluta del dettaglio.
Una lezione che va oltre la moda, perché parla di rispetto, di ascolto, di quella cura “timida” — che non tutti notano, ma che fa la differenza.
La stessa cura che contraddistingue un’artigiana dalle mani sapienti, capace di tradurre i disegni e le idee del “signor Valentino” in creazioni che restano.